IISS Alessandro Volta

Ricordando Francesco Frisco

di Giovanni Caccioppo

Ricordando Francesco Frisco

Ricordando Francesco Frisco

È difficile trovare le parole per descrivere il senso di vuoto e di grande dolore che si prova quando muore, improvvisamente, un giovane.

Cosa si può dire su un ragazzo di appena 18 anni morto una sera di maggio, al colmo della gioia perché l’indomani doveva partire per il viaggio d’istruzione con i suoi compagni? Quali parole possono descrivere lo sgomento per la scomparsa di un giovane che doveva diplomarsi con i suoi coetanei, realizzare se stesso, che si proiettava verso il futuro? Un ragazzo dal dolce sorriso, sempre educato e pronto ad ascoltare? Ma anche birichino e sornione quando si nascondeva al mio sguardo che lo voleva scovare dal casco poggiato sul banco, al mio insistente chiedergli se stava attento e al suo deciso rispondermi “Assolutamente, prof: io sto sempre attento!”.

Per me Francesco era “Ciccio”, arrivato nel nostro corso in 4^ da un altro corso; perché? Perché ci aveva “scelti“ e con noi si era trovato subito a suo agio. Tranquillo, sereno, educato mostrava un volto serio durante le lezioni ma con i compagni amati si trasformava, era sorridente e allegro, pronto ad ascoltare, a dare e a ricevere consigli.

Come tutti i suoi coetanei amava divertirsi, stare in compagnia, viveva con i
suoi genitori a Ficarazzi e ,solo al suo funerale, pieno di ragazzi, ho scoperto la sua passione per il calciatore Lionel Messi. Solo una volta si è aperto con me e mi ha mostrato quanto amasse la vita, come fosse pieno di passione e come io ne condividessi le idee e quanto fossi compiaciuta per la sua maturità.

Qual è l’ultimo ricordo che ho di lui? Ciccio che si mette nel banco più vicino alla cattedra e mi promette che farà meglio nella prossima interrogazione e che mi manda un cuoricino con le mani, come si usa oggi. Ed io che, pur mostrando un’espressione da prof “severa”, in realtà sorridevo tra me e me.

Dopo pochi giorni l’ho rivisto nella bara con il suo vestito più
elegante, circondato da genitori disperati all’idea di aver perso l’unico figlio.

Cosa resta a noi insegnanti? Come possiamo spiegare la morte ai nostri giovani alunni? Come possiamo aiutarli ad affrontare un vuoto così tremendo? Come spiegargli che le parole “noiose” dei poeti sulla morte ricalcano solo in parte dei dolori tristemente reali?Noi non siamo preparati a questo, possiamo solo abbracciarli e cercare di non guardare troppo quel banco vuoto che ci scava dentro ma ricordare quel cuoricino, quel sorriso, quella parlantina brillante e convincente che era una delle sue belle qualità. La terra ti sia lieve, nostro adorato Francesco: nel mio cuore tu sarai vivo per sempre.

Con amore,

Prof.ssa Maria Maniscalco (con l’intero consiglio della classe 5^H)


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