IV
Talete e le fonti di
conoscenza nel periodo in cui visse.
I primi passi verso la filosofia, pare, siano stati
compiuti nelle colonie della Ionia, quali Mileto ed Efeso. Spesso, vien da
chiedersi per quale motivo questo gran fenomeno che ha dato l’imput alla
civiltà occidentale, abbia avuto origine proprio in questi luoghi:
probabilmente civiltà autoctone, lontane dal contatto con altre popolazioni e
da ogni impulso culturale proveniente da altre fonti di civiltà, rimasero
chiuse e vincolate all'orizzonte cosmico e religioso tradizionale.
I popoli Mesopotamici ed Egizi, tra
queste, hanno consegnato, usando un
pensiero di Theodor Gomperez, “ quei primi passi di un’indagine, più che
filosofica, cosmogonica e scientifica che imbrigliata dai rigidi precetti
religiosi degli stessi popoli che ne avevano generato la spinta, si è esaurita
e ha trovato naturale sfogo in un popolo greco libero proprio da quei vincoli
sacerdotali e da quei rigidi canoni dottrinali che avevano finito col
soffocarla”.
Di quanto asserisce Theodor Gomperez si
trova conferma in ciò che scrive Plutarco, in “ Iside e Osiride”, sull’elezione
dei re in Egitto; “ I re venivano eletti tra i sacerdoti oppure tra i
guerrieri, perchè queste due categorie erano degne di particolare onore, l’una
per la sapienza e l’altra per il valore. E quando il re era scelto nella classe
dei guerrieri, automaticamente passava a far parte di quella dei sacerdoti e
veniva iniziato alla loro filosofia”. E’ un re, questo, imbrigliato dai quei
rigidi canoni religiosi ai quali allude il Gomperez; è una casta, quella
sacerdotale egizia, a se stante, staccata dagli uomini come staccato dagli
uomini doveva essere lo stesso re unico sacerdote nelle cerimonie religiose,
che non comunica, ma impone una filosofia autonoma, che nasce e si estingue là
dove è nata perché là è il divino sapere. A questi sacerdoti, scevri da ogni vincolo, spinti dalla sete del
conoscere, si sono rivolti i grandi sapienti, quali, Talete, Solone,
Pitagora... rubando, come Prometeo, la fiamma che alimentava la loro grande
sapienza.
Le città coloniali, e in particolare
Mileto, grande centro di scambio economico e culturale nella quale uomini quali
Talete, Anassimandro, Anassimene, si posero,
la domanda su quale fosse il principio unitario del tutto, poste tra l’Asia meridionale e il bacino del
mediterraneo, sono invece caratterizzate da un maggior dinamismo. L’essere terre di confine con continui contatti
e con credenze e costumi diversi e la diversità, tra le stesse genti di
confine, molto probabilmente, contribuirono a fare di queste zone meravigliosi e leggendari luoghi nei quali
per gli uomini diventa sempre più pressante la risoluzione di un enigma la cui
soluzione è nella risposta ad una domanda: qual è il principio unificatore del
tutto?
Primo,
fra tutti coloro che indagarono sull’archè, ci dice, Aristotele, fu Talete .
Con Talete, personaggio enigmatico e
mitologico egli stesso, ha inizio il nostro cammino verso il razionale
matematico.
Oggi ci si chiede cosa, egli, sia stato realmente, nel
tempo in cui visse, per il popolo greco: per molti è stato il primo filosofo,
per altri un pensatore, uno scienziato, un astronomo, un matematico, ma forse
la cosa più giusta sarebbe chiamarlo
sapiente poiché così erano chiamati, nel tempo in cui visse, uomini il
cui sapere, le cui conoscenze erano un dono delle divinità.
Talete nacque tra il settimo ed il sesto secolo a.c. a
Mileto città posta sulla costa ionica dell'Asia Minore e colonizzata da Greci
di stirpe ionica. Come
riportano molte testimonianze doxografe,Talete era di origine fenicea.
Le
date della sua nascita e della sua morte vengono calcolate in base al fatto che
l'eclissi del
Possiamo ipotizzare che egli abbia potuto predire
l’eclissi grazie ad informazioni che aveva avuto dai popoli mesopotamici che
avevano già da tempo osservato che tale fenomeno si ripeteva
periodicamente:ogni 90 anni circa l’avvenimento sembra che era certo per
l’eclissi di Luna e non per quella solare.
Erodoto asserisce che una tale previsione pare sia
stata fatta da Talete, grazie all’alleanza che Mileto aveva con la Lidia e agli
scambi culturali che questa ultima aveva con la Babilonia. Erodoto riportando
gli avvenimenti del tempo così scrive: “…sopravvenne una guerra fra i Lidi e i
Medi per cinque anni,durante i quali più volte i Medi vinsero i Lidi e più
volte i Lidi i Medi; e in questo tempo combatterono anche una battaglia di
notte. Infatti mentre essi con pari fortuna proseguivano la guerra, nel sesto
anno,avvenuto uno scontro, accadde che nel corso della battaglia il giorno
all’improvviso diventò notte. Questo mutamento del giorno, Talete lo aveva
predetto agli Ioni, fissandone l’epoca in quello stesso anno in cui
effettivamente il mutamento avvenne”. Per V. Gordon Childe la causa dell’
eclissi fu chiaramente stabilita da Anassagora e a tal proposito scrive: “pare
che la spiegazione sia dovuta a uno sviluppo puramente greco, in cui la nuova
geometria era decisamente applicata a osservazioni accuratamente misurate e
registrate. Alcuni greci si erano liberati dalle superstizioni tradizionali abbastanza
da trattare i corpi celesti con oggetti da misurare e pesare invece che come
veicoli di una divinità o simboli di un fato sovrannaturale”. Erroneamente gli è attribuita l’opera “L’astrologia
nautica” che secondo Diogene, fonti insicure attribuiscono ad un certo Foco di
Samo. Callimaco, nei suoi Giambi, ricorda Talete, come scopritore dell’ Orsa
Minore, mentre Eudemo lo ricorda, continua Diogene, come colui che per primo
parlò di solstizi. Diogene, ci fornisce ulteriori notizie su di un Talete
che, sempre a dire di molti, avrebbe scoperto le stagioni,diviso l’anno in 365
giorni e avrebbe chiamato trigesima l’ultimo giorno del mese. È probabile che egli abbia attinto dai popoli
Egizi e Mesopotamici perché essi sentirono l’esigenza di un calendario e di una
temporizzazione dell’anno. A dire del Loria sembra, che l’anno solare sia già
stato introdotto in Egitto nel
Aristotele in “Politica” riferisce, che Talete sia
stato il primo al mondo ad inventare il monopolio, infatti, diventò ricco affittando e poi
subaffittando ad alto prezzo, i frantoi durante un anno in cui la raccolta
delle olive prometteva d’essere abbondante.
Talete disse che gli astri gli avevano permesso di predire un
gran raccolto, per dimostrare che non è vero che la scienza non apporta alcun utile all’uomo, ma i contadini
sanno bene che gli ulivi alternano ad anno di abbondante produttività anno di
scarsa produttività. Altre leggende dipingono Talete come un mercante di sale,
come un contemplatore delle stelle, come un sostenitore del celibato o come
saggio statista impegnato politicamente.
Il Talete politico viene messo in risalto da Erodoto,
secondo il quale per ostacolare la conquista della Ionia da parte di Ciro,
Talete avrebbe consigliato gli Ioni di riunirsi in un’unica federazione con
capitale Teo, città al centro della Ionia, il progetto di Talete non ebbe
successo e Ciro raggiunse l’Egeo. Talete viene inoltre ricordato perché impedì
che i Milesi stringessero l’alleanza richiesta da Creso: fu questo che salvò la
città quando Ciro ottenne con la vittoria il predominio.
Purtroppo Talete non ha scritto nulla e le tante
notizie che abbiamo sono fornite da Aristotele, Platone ed altri che parlano di
un Talete dalle conoscenze profonde padrone del tempo e dello spazio. Ma tutti
gli scritti doxografi, non forniscono alcuna certezza sul reale pensiero di
Talete e quel che più può crucciarci e che non v’è alcuna certezza sulla razionalità matematica
di questo grande e mitologico uomo. Si legge
che Talete abbia ordinato un certo numero di teoremi geometrici in una
sequenza ipotetica deduttiva ma non esiste alcun documento o frammento scritto
di suo pugno. Tra i tanti teoremi che
egli proferì si può ricordare il teorema che triangoli inscritti in un
semicerchio sono rettangoli, oppure che il cerchio è bisecato dal suo diametro, oppure che gli angoli opposti ai lati isometrici di
un triangolo isoscele sono isometrici, o ancora che
se due triangoli sono tali
che due angoli e un lato di uno di essi siano uguali rispettivamente a due
angoli e a un lato dell'altro, i triangoli sono congruenti oppure, le coppie di
angoli al vertice formati da due rette che si intersecano sono uguali…
Tanti i meriti che si possono
attribuire a Talete, ma ciò ci può indurre ad asserire che Talete sia stato il
primo matematico in assoluto e fondatore della geometria? Ci sono stati
tramandate dimostrazioni scritte di proprio pugno? E’lui l’autore di un celebre
enunciato che è chiamato appunto “Teorema di Talete” che dice che se un fascio di rette parallele è intersecato da
due trasversali, a segmenti uguali sull'una corrispondono segmenti uguali
sull'altra oppure e stato chiamato così in suo onore?
Purtroppo non ci sono documenti che
possono testimoniare che Telate possa esser giunto a simili conclusioni.
Rimangono solo commenti scritti da diversi autori come Proclo il quale narra che Talete andò in Egitto, in Mesopotamia e in Grecia e che per primo introdusse lo studio della geometria in Grecia.
Il doxografo che
riporta scoperte attribuite a Talete è alquanto nutrito! Ma, la maggior
parte di esse illustra le sue attività, soltanto a carattere pratico.
Diogene Laerzio, grande fonte delle nostre informazioni,
a volte anche spurie, riferisce che Talete misurò l'altezza delle piramidi
egiziane osservando la lunghezza delle loro ombre nel momento in cui l'ombra di
un bastoncino verticale era uguale alla sua altezza: ma vien da chiedersi come
avrebbe potuto misurare la lunghezza dell’ombra se la base era molto ampia? Si
trattava forse di un obelisco? In una traduzione che risale ad Eudemio e che
ritroviamo in Plutarco viene attribuita a Talete la soluzione di un importante
problema di geodesia: il calcolo della distanza di una nave dal porto. Non
avendo testimonianze dirette, siamo purtroppo spinti a fare delle congetture
per scoprire come Talete abbia potuto risolvere il problema. Il Loria asserisce
che molti teoremi siano stati dimostrati dal sapiente ricorrendo alla
sovrapposizione oppure con il moderno artificio della piegatura del foglio (per
simmetria). Sulla determinazione della distanza di una nave dal porto così si
esprime : “osserviamo come nulla vieti si ammetta che Talete si sia servito
della seguente semplicissima costruzione in uso presso gli agrimensori romani:
Sia N la posizione occupata dalla nave, P il porto; si levi in P la
perpendicolare PA alla visuale PN e si fissi su di essa un punto arbitrario A;
si M il punto medio di AP e si consideri B nel quale la retta MN incontra nel
punto A alla retta AP;la distanza tra i punti A e B è evidentemente uguale a
quella cercata.”

In
“vite dei filosofi”, (I-25) di Diogene
Laerzio si legge che Talete ha trasformato tutto in linee, mentre Apuleio, aggiunge
alla parola linee l’aggettivo piccole: ciò ci fa intuire che il sapiente abbia
dato l’avvio ad una geometria non più studiata sul terreno ma sulla carta e,
quindi, abbia riprodotto, sfruttando la similitudine, la realtà in scala e
aperto la strada della razionalità della geometria. Ciò potrebbe essere stato
vero, se si pensa ad un Anassimandro suo parente e discepolo che riproduce in
scala il mondo geografico che lo circonda. Diogene puntualizza che secondo
alcuni, tra i quali Apollodoro, ciò non è vero, e che sono i pitagorici ad
interessarsi della scienza delle linee. Abel Rey condividendo, il giudizio
espresso da Apollodoro, in “ La Science dans l’antiquitè”, asserisce che la matematica di Talete sposta
deliberatamente sulle linee il proprio interesse e non sulle misure: ciò è
molto importante perché tende ad un grado più elevato di astrazione e tende a
costruire una matematica che si sgancia
dall’empirismo e da quella tecnica che “sa il che ma non conosce il
perché”.
Talete, fiaccola per il mondo greco e per la civiltà
occidentale, è il primo uomo nella storia al quale sono attribuite specifiche
scoperte matematiche.
Ma Talete, abbiam già detto si interessò del principio
unificatore del tutto che, a dire di molti,pare che lo abbia individuato
proprio nell’ acqua.
A dircelo è proprio Aristotele, fonte
importantissima delle nostre informazioni.
Può darsi che Talete abbia usato l’acqua come
metafora: infatti, riferendoci ancora una volta al suo allievo Anassimandro, il
salto tra acqua e l’infinito sembra essere notevole.
Tutte le grandi civiltà sono fiorite lungo i corsi
d'acqua o lungo i mari.
Lungo il Nilo quella Egizia, sul Mediterraneo la
Fenicia, lungo le zone costiere che vanno dal Mar Nero, all'Asia Minore, le
isole dell'Egeo, le coste Ioniche, le coste Italiche meridionali e della
Sicilia, le coste Libiche quella greca,
tra il Tigri e l'Eufrate le civiltà Mesopotamiche.
Come, per alcuni di questi popoli non porre l'acqua
come principio del tutto? Come non divinizzare l'acqua?
Scrive Aristotele in " Metafisica: "... ci
sono alcuni i quali credono che anche gli antichissimi che vissero molto prima
dell'attuale generazione e che per primi teologizzarono, ebbero questa
concezione della natura; essi, infatti, rappresentarono Oceano e Teti come
genitori del divenire e il giuramento degli dei come eseguito sull'acqua, alla
quale essi stessi [poeti] diedero il nome di stige, giacché ciò che è vetusto e
più rispettabile, e un giuramento è la cosa più degna di rispetto. Se però una
siffatta opinione sulla natura sia davvero primitiva, non si può dire con
certezza; di Talete, invece, si dice che in tal senso ha parlato della prima
causa".
Aristotele riporta, quindi, una credenza mitologica
secondo la quale Omero ha cantato che Oceano e Teti sono principi di
generazione. Oceano per Omero era il fiume che circondava il mondo e la
sorgente di tutte le acque dolci. Nel " Del Cielo, invece, ci parla in
modo molto critico di un Talete che asserisce che la terra è piatta e che essa
galleggia sull'acqua.
Pausania scrive che Epimenide il Cretese raccontò che
Stige è figlia d’Oceano, mentre Filodemo asserisce che le Arpie erano figlie
d’Oceano e di Terra.
Da dove ha origine una simile credenza? E' possibile
che sia autoctona?
Perché Talete
pose l'acqua come principio del tutto?
Sappiamo che Talete, secondo il dire di molti, per
sete di guadagno si spostava da un paese all'altro e che dotato di
un’intelligenza e di uno spirito d’osservazione non comuni aveva la possibilità
di attingere alle conoscenze di popoli egizi e mesopotamici.
E' probabile che il Milesio abbia potuto attingere
alla mitologia e al teogonico dei babilonesi per i quali il principio del tutto
è l'acqua detta Apsu, nella quale presero forma due ombre: tutto ciò che sta
sopra l'acqua e tutto ciò che sta sotto. Tali ombre crebbero ma non generarono.
Si formarono altri processi generativi e un dio creatore, dall'acqua
primordiale separò i cieli e costruì la terra e al di sotto stava il profondo.
Al dio Anu spettò, come regno, il cielo, al dio Enlil la terra, al saggio Enki,
destinato a porre ordine nel caos primordiale, quel profondo che non è voragine
ma apsu. Dopo la terra furono create le bestie, i fiumi e gli uomini, al
servizio degli dei, perchè potessero costruire templi per ospitare le divinità:
uomini con il sangue di dei uccisi.
Che l'acqua fosse il principio del tutto era anche una
credenza del popolo sumerico. Al saggio dio Enki, secondo la credenza Sumerica,
si associava la nascita di Eridu, città esistita prima del diluvio( poco dopo
il
Giovanni
Pettinato in " I Sumeri " ediz. Rusconi del 1992 scrive: la scuola di
Eridu ammette un duplice principio vitale del tutto: l'acqua dolce abzu e
l'acqua di mare, Tiamat; dal loro accoppiamento hanno origine cielo e terra e
l'acqua fluttuante, dai quali in seguito verranno generati Enlil ed
Enki...".
Nel
capitolo X G. Pettinate scrive ancora: " I sumeri non ci hanno tramandato trattati
teologici... i trattati teologici tramandati sotto forma di " liste di dei
" li dobbiamo agli assiro - babilonesi, che si preoccuparono,sì, di
conservare il patrimonio culturale e religioso dei sumeri ma lo adattarono alle
loro credenze religiose, sicché tale materiale va usato con cautela e prudenza
". Non v'è alcun dubbio: il popolo sumerico aveva capito che la vita
veniva dall'acqua e che all'acqua dovevano la loro sopravvivenza. Come non
porre l'acqua come principio del tutto? La stessa posizione geografica, il mare
a sud e i due fiumi, il Tigri e l'Eufrate, tra i quali il loro territorio di
natura alluvionale, era compreso, il deserto, li spingeva ad una costruzione
spontanea del mondo mitologico al quale essi cedettero e per il quale con armonia
lavorarono. Poi venne l'occupazione araba, cessarono le opere di continuo
drenaggio dei canali, l'acqua ristagnò sul letto dei canali ed evaporò
subentrando un processo di salinizzazione e le continue
tempeste di vento desertificarono il
tutto. Ancora oggi, ai piedi del monticolo Abu Shaharain ove al di sotto del
quale è seppellita Eridu, i beduini, ad una profondità di circa 1.80 m, trovano
quel dono che per i sumeri era da attribuire al dio Enki che abitava nell'apsu,
sotto la città: l'acqua dolce e la zona dove essa sgorga viene chiamata Usaila.
Tanti sono i frutti che Talete raccolse
dall’albero della conoscenza!
Talete parlò dell’anima e per molti
egli fu il primo.
Aristotele, nel “De anima “ asserisce che Talete attribuisce
un’anima ai corpi inanimati deducendolo dalla calamita e dall’ambra. Diogene
oltre a riportare quanto detto da Aristotele, scrive che secondo Cherilo Talete
Ha ammesso l’immortalità dell’anima e che ha immaginato un mondo pieno di
demoni.
La concezione dell’anima immortale è
tipica di molte religioni antiche quali quelle babilonesi ed egiziane. Secondo
Plutarco, già nel 2000 a.C. i babilonesi conoscevano l’attrazione magnetica. La
conoscenza che il mondo fosse pieno di demoni risale ai popoli mesopotamici.
Presso gli Assiri e i Babilonesi era cosi grande il terrore per i demoni che
non disdegnarono il ricorso alle cosiddette pratiche magiche, scongiuri,
sortilegi o all’utilizzo di oggetti magici, amuleti, per scongiurare non solo
il male ma anche le tentazioni.
Talete
nel parlare di anima è stato un precursore dei pitagorici per i quali essa
sopravvive alla dissoluzione del corpo e trasmigra in altri corpi per
continuare a vivere nuove vite.
Ed infine come dimenticare il Talete che
compie opere ingegnieristiche!
Qualcuno ha ipotizzato che abbia
contribuito alla costruzione di una galleria, ma non siamo riusciti a trovarne
traccia in alcun frammento.
A Talete si attribuisce la deviazione
del fiume Halys e di ciò ne fa cenno lo storiografo Erodoto che scrive
(“Storie”, I,75); “ Essendo infatti Creso in difficoltà sul modo in cui
l’esercito avrebbe potuto attraversargli il fiume, poiché non ci sarebbero
stati in quel tempo questi ponti che ci sono ora, si narra che Talete presente
nel campo facesse in modo che il fiume che scorreva a sinistra dell’esercito,
scorresse a destra, e che ottenesse ciò nel modo seguente: cominciando a monte
dell’accampamento, scavò un canale profondo, tracciandolo in forma di
semicerchio, in modo che il fiume, deviato in quel punto dal suo antico letto
lungo il canale, prendesse alle spalle l’accampamento e di nuovo, scorrendo
lungo l’accampamento, tornasse nel suo antico corso, in modo tale che appena si
fu diviso il fiume divenne guadabile da entrambe le parti”.
Erodoto, mette in dubbio che Talete abbia potuto far
ciò, ma bisogna dire che la pratica della deviazione dei fiumi o la costruzione
di canali, per diminuire la portata dei fiumi, in quel tempo era molto usata.
Lo stesso Erodoto, allorquando Ciro cercò di guadare il fiume Gindo, scrive:”
…il fiume inghiottitolo lo trascinava portandolo a fondo. Assai allora si
sdegnò Ciro contro il fiume che gli aveva fatto questo affronto, egli minacciò
di renderlo tanto debole che per
l’avvenire anche le donne l’avrebbero attraversato facilmente senza bagnarsi le
ginocchia, trascurando la spedizione contro Babilonia, divise in due parti
l’esercito e dopo averlo diviso fece segnare indicandolo con funi tese 180
canali lungo ciascuna delle rive del Gindo volti in tutte le direzionie, dopo
aver disposto l’esercito gli ordinava di compiere lo scavo…”
Stessa tecnica Ciro adotterà successivamente per
entrare in Babilonia cinta dalle mura da tutte le parti: abbasserà il livello
del fiume Tigri che l’attraversava e l’occuperà
percorrendo a piedi il letto del fiume che attraversava da parte a parte.
E’ stato Talete il suo grande maestro? non possiamo
dirlo; certo è che nel periodo in cui sarebbe
avvenuta la deviazione del fiume
Halys Talete avrebbe avuto 78 anni: l’anno in cui sarebbe, secondo il Diels,
morto.
Gruppo di studio: Baiamonte Salvatore–Bonomolo Dario - Patti Salvatore
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Ed. Adelphi Milano Quarta edizione
1994
Diogene Larezio “ Vite dei Filosofi “
GinoLoria “ Storia delle matematiche
“