Introduzione
E’ questo un lavoro, iniziato durante gli anni
scolastici 2003-04, 2004-05, che ha impegnato alcuni alunni dell’attuale II
Y del Liceo Scientifico Tecnologico
dell’ Istituto Tecnico Industriale “ A. Volta “ di Palermo.
Il cammino storico della matematica
intrapreso , di certo, non è stato semplice: molti i testi da consultare, tante
le contraddizioni e le non facili comprensioni degli stessi da parte dei
discenti.
Non si può amare la matematica se non
se ne conosce la sua storia, se non se ne conoscono i primi passi balbettanti e
la sua evoluzione nel tempo.
Sembra paradossale che nel cammino ci
siano state intersezioni con quella che un tempo si chiamò sapienza e che
successivamente, grazie a Pitagora che si definì filosofo, si chiamò filosofia.
E’ stato inevitabile, le intersezioni
con la filosofia non si possono ignorare, basti pensare alla logica matematica
e ai suoi semi che si possono ritrovare in Parmenide, in quell’ “ essere è “ e
“ il non essere non è “ che ha caratterizzato il suo pensiero. A quell’essere
che è la rotonda verità e quel non essere che è falsità che non può e non deve
esistere; a quell’essere “ uno “ tutto
intero e indivisibile, a “ quel non essere “che è il nulla.
Quanto importante è Parmenide, quanto
importanti sono la sua dialettica, il suo principio del terzo escluso o
principio di non contraddizione: “…oggi ti diranno che essere e il non essere
sono la stessa cosa, domani che non lo sono. La strada che tutti costoro ci
offrono non è che un circolo vizioso…Perché non potrà mai venire imposto che le
stesse cose da una parte siano e dall’altra non siano : ma tu tieni egualmente
ben lontano il tuo pensiero da questa via di ricerca“.
La logica con la verità e la falsità di
una proposizione, l’algebra di Boole, l’informatica, i circuiti logici, quello
zero associato alla mancanza di passaggio di
corrente in un circuito elettrico, e quell’uno associato al passaggio di
corrente, a quella lampadina che si accende o a quel pixel che si illumina su
di un monitor, e tanto ancora, ci avvicinano a Parmenide e lo rendono attuale.
La logica, ci fa ricordare di
Aristotele; una logica predicativa che può essere rappresentata tramite
insiemi, sottoinsiemi e loro unione ed intersezione.
A tal proposito, interessante è
ricordare che Lheonard Euler, in alcune lettere
spedite alla principessa tedesca, Sophie Friederike Charlotte Leopoldine
per facilitare, alla stessa, l’apprendimento dei sillogismi aristotelici,
ricorre alla rappresentazione delle proposizioni mediante circoli che presero
il nome di “ circoli di Eulero “.
Mediante i circoletti euleriani ai discenti si può facilmente far capire la
verità o la falsità di un sillogismo.
Ricorrendo ai circoletti possiamo far
capire, ai discenti, la falsità del sillogismo:
“ Se Arturo è un uomo e Arturo è un
ladro allora tutti gli uomini sono ladri “.
A ben ragione, in “ Aristotele e la
teoria degli insiemi “ ( Rivista “ Archimede 1-2 Gennaio-Aprile 1973 ), Silvio Maracchia scrive: “ Da alcuni brani
tratti dalle opere di Aristotele si potranno osservare i contatti che il
filosofo ha con la teoria degli insiemi…in Aristotele si annidavano germi assai
fecondi per lo sviluppo dei risultati stessi raggiunti e non solo nelle logica,
ma anche in matematica “.
Come non ricordare Zenone, discepolo di
Parmenide e inventore della dimostrazione per assurdo, che per dimostrare
l’indivisibilità dell’uno del suo maestro, spiana la strada all’analisi
infinitesimale con i suoi paradossi: Achille che non raggiunge la tartaruga, la
freccia che non si muove nel tempo, il moto relativo di un punto rispetto ad un
punto fisso oppure rispetto ad un punto mobile che va alla stessa velocità ma
in verso opposto…
Il professor Antonio Zichichi nel suo
libro “ L’Infinito “ ( Ed. Mondolibri, Milano 1998 ) scrive: “ Una vecchia
formula dovuta a Zenone dimostra che il numero uno è uguale alla somma di un
mezzo elevato alla potenza di uno, più un mezzo alla potenza due, più un mezzo
alla potenza tre, più un mezzo alla potenza quattro… eccetera, eccetera, fino
all’infinito. “
Il “ dovuta a Zenone ” non deve farci
pensare che sia stato Zenone a fornirci la serie delle potenze di un mezzo e la
somma dei suoi termini per n tendente all’infinito, ma all’importanza che
assume Zenone che, in un tempo molto lontano da noi, in un tempo in cui la
matematica comincia ad avviarsi alla razionalità di pensiero,
nell’indivisibilità dell’uno pone le basi, inconsapevolmente, ad una matematica
moderna che ha cercato di risolvere al finito l’infinito.
Di certo il lavoro svolto in questi due
anni è appena agli inizi ed il cammino è ancora lungo.
Dire che tale primordiale cammino sia
stato compiuto in modo autonomo dai discenti sarebbe improprio; in esso si nota
l’intervento dell’insegnante, il suo modo di vedere e di interpretare l’analisi
storica. Molte cose possono essere condivisibili, altre no, ma questo è il
bello della ricerca.
Il Loria si pose il problema se la
ricerca delle ricerche fosse essa stessa ricerca, di certo essa ha un pregio:
ci avvia alla conoscenza.
La ricerca non è certezza, né tanto
meno lo è la conoscenza, come dice Popper, ma è coinvolgimento e, nel contempo,
stimolo e progresso e rende l’uomo eterno nel divenire dei tempi.
Ma al di là di ogni considerazione, di
ogni critica, anche negativa, ciò che importa è l’avere accostato alunni che
non tanto amano la matematica ad un fantastico mondo, se vogliamo anche
fantasioso e mitologico ( il mito è esso stesso logos, un logos che non dice il
vero ma che il vero cela ) che non è da dimenticare, ad una matematica che deve
“ essere “, ad un mondo che non può “ non essere “.
Prof. Filippo Mirabello
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