II
Gli Egizi e la Matematica
Grandi civiltà quali le mesopotamiche, le egizie,
l’indiana, la cinese, la fenicia, la greca… sono sorte in prossimità di grandi
corsi d’acqua o in prossimità dei mari infatti la civiltà mesopotamica si
sviluppò nella “ fertile mezzaluna “,che è un vasto territorio compreso tra il
Tigri e l’Eufrate; quella egizia si formò lungo il grande Nilo, che durante le
alluvioni porta un limo fertilissimo che rende altamente produttiva la terra,
invece la civiltà indiana si sviluppò nella grande vallata dell’Indo e quella cinese
fiorì intorno allo Yangtzeching.
Non disprezzando queste ultime civiltà, delle quali
possediamo insufficienti informazioni, ci dedicheremo maggiormente alla civiltà
mesopotamica, della quale abbiamo già parlato, egizia e greca.
L’egizio è
un popolo, oggi, abitante di una vasta
zona compresa tra il mediterraneo, il Sudan, la Libia e il mar Rosso, di certo,
nel predinastico, avrà trovato un paese alquanto diverso dall’Egitto moderno.
Il Nilo scorre sempre attraverso i campi, ma non inonda più, non distrugge più
i terreni, non cancella più i confini: villaggi e città, posti su colline
artificiali, si trovano al di sopra del livello di inondazione.
E’
vero, che l’Egitto, è un dono del Nilo, ma è altrettanto vero, come asserisce
George Gheverghese Joseph, citando lo storico
Diodoro Siculo in “C’era una volta il numero”, ed. Saggiatore, che la
popolazione dell’Egitto è un dono degli altipiani dell’entroterra Africano: gli
Etiopi.
Gli Etiopi, si costituirono intorno al Nilo in piccole
comunità agricole indipendenti e successivamente, intorno al
Ma la vera unificazione pare sia avvenuta ad opera del
faraone Djoser e alla costruzione della sua tomba : una piramide a gradoni alta
sessanta metri circa.
E’ con il suo regno, che le varie comunità regionali,
a volte litigiose ed ostili, furono realmente unificate. Un gran numero di
operai, provenienti da diverse province furono chiamati per la costruzione di
quella enorme piramide che avrebbe dovuto stupire il popolo egizio e perpetuare
l’immortalità di Djoser e la sua venerazione da vivo e da morto. E’ con Djoser
che viene amalgamato un popolo che vivrà soltanto per l’immortalità del
faraone.
Per la sua immortalità venne costruita, scrive Devid
Roberts in “L’epoca delle Piramidi”, una rete di canali che si diramava dal Nilo per trasportare
quegli enormi blocchi che sarebbero serviti alla costruzione della piramide.
Con le barche furono trasportati i cibi per il sostentamento degli operai. Da
ciò, non è azzardato pensare, che, per
sfamare l’enorme popolazione operaia, sia stata avviata su grande scala la
produzione agricola e che si sia sentita
la necessità della contabilizzazione delle paghe, delle ore lavorative e della
quantità di cibo da somministrare e che
per tali necessità sia stata inventata la scrittura, quella scrittura dalle
origini divine, alla quale gli egizi, come avvenne per i sumeri, attribuirono
una grande importanza tale da istituire
scuole per scribi.
Le ipotesi di certo possono esser tante e tante, ma su
una cosa pare che tutti concordino: la scrittura, come per i sumeri, anche per gli egizi, nasce dalla esigenza di
quantificare, da una sempre più pressante necessità di contabilizzare.
Anche per gli egizi, i numeri sarebbero nati prima
della scrittura, l’esigenza di quantificare spinge gli egizi ad inventare
simboli numerici e l’esigenza di misurare il tempo all’invenzione del
calendario. Per esigenze commerciali vengono indotti alla creazione del sistema
di misura dei pesi e a rappresentare in
scala il mondo reale: ciò ci induce a pensare sempre più ad un Talete che
secondo Apuleio, dopo avere attinto alle conoscenze matematiche degli egizi,
avrebbe saputo rappresentare il mondo per mezzo di “ piccole linee”.
Purtroppo le informazioni intorno alla civiltà egizia
e intorno alle loro conoscenze matematiche e astronomiche fornite da scrittori
latini e greci sono poco chiare e scarsamente attendibili e le testimonianze,
dirette, scritte che ci pervengono non sono abbondanti come quelle dei popoli
mesopotamici a causa della scarsa resistenza all’usura del tempo del papiro,
materiale utilizzato per la scrittura dagli egizi, ci vengono,invece, in aiuto
reperti archeologici. Grande importanza è attribuita al papiro, inizialmente
incompleto nelle sue parti, di Ahmes, cosi denominato dal nome dello scrivano
che intorno al 1650 a.C. lo compose, ma più conosciuto come papiro di Rhind, in
onore di colui che nel 1858 lo acquistò per donarlo successivamente al British
Museum; il fortunato ritrovamento delle parti mancanti del papiro di Ahmes, che
oggi si trovano alla New York Historical Association, nel 1922, ne permisero la
completa ricostruzione. Si deve dare inoltre molta importanza al papiro di Mosca composto intorno al 1850 da
uno scriba sconosciuto, che si trova, oggi al Museo delle belle arti di Mosca.
Altri ritrovamenti importanti avvennero nel corso di
alcuni scavi in una grotta sulle montagne Lelembo, al confine con lo Swaziland
nell’Africa meridionale, venne scoperto un piccolo osso (traduzione fibula) di
babbuino,con ventinove tacche ben visibili risalente all’incirca al 35.000 a.C.
Si suppone che queste incisioni siano
collegate ai segni del calendario della popolazione della Namibia.
In una tabella apposita riportiamo la
figura, ( per gentile concessione del
dott. J. De Heinzelin ) di un importante
reperto archeologico, tratto da “ C’era una volta un numero “ di George
Gheverghese Joseph, capitolo 2 pag. 40. Tale reperto è stato ritrovato ad Ishango,
una località sul lago Edoardo ai confini
con l’Uganda e lo Zaire. E’
un’impugnatura di un attrezzo in osso pietrificato o alterato da una possibile
reazione chimica non definibile per il decorso del tempo, circa 2000 anni, di
color marrone che si trova al museo di storia naturale di Buxelles.
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Si può osservare che la figura
presenta alcuni moduli numerici di base all’interno di ogni riga. La somma dei segni delle righe (a) e
(b) danno 60.La (b) contiene numeri primi compresi tra 10 e 20, invece la riga
(c) è stata interpretata come dimostrazione di una conoscenza del concetto di
moltiplicazione per 2. |
La sete di conoscenza della civiltà Egizia fu
finalmente soddisfatta da J. F. Champollion, che giovandosi delle conoscenze
che possedeva sulla lingua copta, un idioma derivato dal greco ed usato in
Egitto, riuscì a decifrare un’iscrizione trilingue a Rosetta, durante la
spedizione napoleonica in Egitto, e ad interpretare la scrittura geroglifica.
Infatti, al contrario di quanto si pensasse, in Egitto
si sono avvicendati tre tipi di scrittura:
a) geroglifico pittorico;
b) ieratico (simbolico) utilizzato nel papiro di Ahmes e
di Mosca;
c) demotico (popolare);
Per
avere un esempio sui caratteri numerici ieratici usati dagli egiziani basta osservare
i simboli contenuti nella seguente tabella:
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Il ritrovamento dell’estremità di una mazza risalente
al III millennio a.C. ci consente di conoscere l’entità del bottino di guerra del
faraone Narmer: 120.000 prigionieri, 400.000 bovini, 1.422.000 capre. In esso
l’entità delle cifre era tale da costringere, per la loro rappresentazione,
nuovi simboli ogni qualvolta il computo delle quantità lo richiedesse; infatti,
nacquero nuovi simboli tipo quelli rappresentati nella tabella seguente:
![]()
In questo modo
i numeri potevano scriversi in qualsiasi ordine in orizzontale ed in verticale,
anche se era preferito l’ordine da destra verso sinistra.
Non era conosciuto lo zero come operatore, erano
conosciuti,invece, gli algoritmi dell’addizione e della sottrazione,
probabilmente simili ai classici algoritmi euclidei ancora oggi in uso. Per la moltiplicazione
usavano il seguente algoritmo: si costruisce una tabella di due colonne; nella
prima riga mettere “
Ad es. se si vuol moltiplicare 41 per 59; si avrà:
|
1* |
59+ |
|
2 |
118 |
|
4 |
236 |
|
8* |
472+ |
|
16 |
944 |
|
32* |
1888+ |
|
41 |
2419 |
Dove 2419 è ottenuto sommando i
termini in seconda colonna delle righe 1a, 4a e 6a, i cui corrispondenti in prima colonna sommati
danno 41
La divisione tra due numeri naturali era
ottenuta in maniera similare; volendo dividere D (dividendo) per d
(divisore) si costruisce una tabella con due colonne; nella prima riga mettere 1
e d e le righe successive ottenerle raddoppiando gli elementi della riga
precedente finché nella seconda colonna si ha un numero minore del dividendo D.
Quindi scegliere solo le righe i cui elementi della seconda colonna, sommati
tra loro, danno il dividendo o la migliore approssimazione per difetto (S)
dello stesso. Sommando i corrispondenti elementi della prima colonna si ottiene
il quoziente o la sua parte intera.
Ad es. se si vuol dividere 554 per 22 si avrà:
|
1 + |
22 * |
|
2 |
44 |
|
4 |
88 |
|
8 + |
176 * |
|
16 + |
352 * |
|
25 |
|
Il quoziente é ottenuto sommando gli elementi in prima
colonna delle righe 1a, 4a
e 5a, i cui corrispondenti in seconda colonna danno
la migliore approssimazione per difetto di
554 (352+176+22=550).
Presso gli egizi il risolvere operazioni con le
frazioni fu molto importante poiché in
una società che non utilizzava denaro per commerciare ma si serviva di scambi
c’era bisogno di calcoli precisi che solo le frazioni potevano risolvere, ,come
la suddivisione del cibo e delle terre ,un altro motivo per cui le frazioni
furono importanti era la divisione per 2 che comportava l’uso delle frazioni.
Per calcolare, ad esempio, un terzo di un numero uno
scriba doveva trovare prima i due terzi del numero e poi dimezzare il
risultato, tranne che per i 2/3 per il
quale si creò un simbolo apposito, non esistevano altre frazioni composte
poiché tutte le frazioni venivano scomposte in una somma di frazioni unitarie.
Per rappresentare una frazione unitaria gli egizi utilizzavano il simbolo che significava parte e stava sopra il denominatore.
Per analizzare in modo corretto la tabella che segue occorre interpretare i numeri che
figurano nei primi membri come frazioni che hanno come numeratore 2 , e i
numeri che si trovano nel secondo membro come frazioni con numeratore 1.
|
5=3+15 |
55=30+330 |
|
7=4+28 |
57=38+114 |
|
9=6+18 |
59=36+236+531 |
|
11=6+66 |
61=40+244+488+610 |
|
13=8+52+104 |
63=42+126 |
|
15=10+30 |
65=39+135 |
|
17=12+51+68 |
67=40+335+736 |
|
19=12+76+114 |
69=46+138 |
|
21=14+42 |
71=40+568+710 |
|
23=12+276 |
73=60+219+292+365 |
|
25=15+75 |
75=50+150 |
|
27=18+54 |
77=44+308 |
|
29=24+58+174+232 |
79=60+257+316+790 |
|
31=20+124+155 |
81=54+162 |
|
33=22+66 |
83=60+332+415+498 |
|
35=30+42 |
85=51+255 |
|
37=24+111+296 |
87=58+174 |
|
39=26+78 |
89=690+356+534+890 |
|
41=24+246+328 |
91=70+130 |
|
43=42+86+129+301 |
93=62+186 |
|
45=30+90 |
95=60+380+570 |
|
47=30+141+470 |
97=56+679+776 |
|
49=28+196 |
99=66+198 |
|
51=34+102 |
101=101+202+303+606 |
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=35+318+79553 |
|
Il Loria cercò di studiare i metodi applicativi trascritti
nel papiro di Rhind, per alcune frazioni,forse la spiegazione fornita dal Loria
è molto vicina alla tecnica scompositiva applicata dagli antichi egizi, per
altre è molto difficile e le ipotesi possono esser tante..
Si attribuisce agli egiziani la conoscenza del
classico triangolo rettangolo aventi lati 3,4,5 e la costruzione dell’angolo
retto.
Per creare un triangolo rettangolo, si usava stendere
una fune lunga 3+4+5 come unità di misura sulla quale dopo si segnavano i punti
distanti dagli estremi,stendendo quella fune in modo da rinchiudere un
triangolo,l’angolo opposto al lato 5 risulta retto.
Questo metodo inoltre, venne utilizzato dagli
arpedonatti (tenditori di corde), cioè una classe di agenti delle imposte che determinava
l’imposta dei terreni dei cittadini.
Questa enorme capacità di lavorare con i numeri ma
anche con figure geometriche, fa grande il popolo egizio e rende onore al
proprio ingegno.
Gruppo di studio:
Baiamonte
Salvatore–Bonomolo Dario- Patti Salvatore
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Bibliografia
Gorge Gheverghese Josef “ C’era una volta un numero “
Devid Roberts “ L’epoca delle Piramidi ”
National Geographic Gennaio 1995
Ed. Il Saggiatore, Milano anno 2000
Carl B. Boyer “ Storia della matematica “
Ed. Oscar Mondatori Anno 2004
Morris Kline “ Storia del pensiero matematico”
Ed. Enaudi Anno
1999
Gino Loria “ Storia delle matematiche “
Ed. Sten Anno 1929