VI

 

Anassimene e il ritorno al sensibile

 

      Dall’infinito di Anassimandro, nell’evoluzione del pensiero ionico, come unico principio del tutto si riaffaccia, con Anassimene, “ un nuovo principio “, un principio materiale che apparentemente nulla a che vedere con l’ ” “ Anassimandro,  percepibile ma non visibile: l’aria. Ciò ci lascia stupiti, perplessi, forse un po’ increduli e sbigottiti. E’ possibile un errore nel dossografo tramandatoci? No, le fonti sono, importanti, Aristotele, Teofrasto,Simplicio e tanti altri filosofi quali Diogene Laerzio, Aetio, Cicerone, Plutarco…, sono degni di fiducia. Nell’osservare il ritorno, da parte di Anassimene all’elemento sensibile sorge spontanea una domanda: è possibile che Anassimene abbia capito che il popolo ionico non  era ancora pronto a comprendere quel principio illimitato qual’era quello concepito di Anassimandro e che, ad esso abbia preferito sostituire un principio aeriforme ugualmente illimitato? E’ veramente un balzo all’indietro, come molti pensano oppure, è una metafora come potrebbe esser  stata l’acqua per Talete? 

     In che misura il soffio elemento citato più volte da Anassimandro per spiegare i vari fenomeni fisici ha influito su Anassimene?

       Per le testimonianze doxografe di cui noi siamo a conoscenza è ben difficile pervenire al vero pensiero dei tre pensatori ionici, poiché a causa del loro atteggiamento sapienziale gran parte del loro sapere lo demandarono ad una tradizione orale dono del divino Apollo.  Certo è che sulla costa di Mileto si affaccia un nuovo sapiente, diverso dai sui predecessori e, apparentemente, meno metafisico.

       Come i suoi predecessori, è autore di un’opera, in prosa, intitolata Sulla natura (Peri fusewV), ma nell’abbandonare l’indagine "astratta" intrapresa da Anassimandro, sembra essere più completo: esprime la realtà in modo diverso e secondo principi basilari di equilibrio.

       Anassimene, infatti, cosmicamente pensa che l’aria non soltanto sia principio di vita, ma anche generatrice di uomini e universo nel loro insieme e sostegno dello stesso mondo che a forma di colonna si trova, in perfetto equilibrio e posizionato al centro dell’universo stesso con sopra il cielo e le stelle e sotto l’aria che la sostiene e la suggella , mentre la terra stessa la suggella senza lasciarla sfuggire da una parte o dall’altra a mo di coperchio.

         Per Anassimene elementi quali fuoco, acqua e terra derivano dall’aria e per spiegarne la loro derivazione, come punti focali assume due processi contrari: la rarefazione e la condensazione.

          Con Anassimene si riafferma il principio dei contrari, quegli opposti che, in una eterna lotta, in un continuo divenire generano il tutto cosmico ed universale. L’acqua riscaldata, infatti, si trasforma in aria e da ciò la motivazione sul come tutte le cose costituenti l’universo non sono altro che aria in un diverso grado di densità.

          Grande fu il processo di astrazione di Anassimandro nell’introdurre l’apeiron ma altrettanto grande lo è stato Anassimene che, pur rimanendo legato ad un elemento sensibile quale è l'aria, ha cercato  di spiegare con la  trasformazione dell'aria che due processi opposti: rarefazione e condensazione.

            Per farlo si servì dell'esempio della respirazione. Notò che a seconda dell'apertura della bocca l'aria usciva in modo diverso : a bocca aperta usciva calda, mentre a bocca socchiusa a usciva fredda.

            Da ciò estese il processo all'intera realtà sostenendo che freddo e caldo fossero il risultato di un fatto quantitativo, più che qualitativo.

            L'aria a seconda che sia più condensata o rarefatta implica il freddo e il caldo e il caldo e il freddo la risultante di processi quantitativi: sono quindi qualità derivanti da quantità diverse d'aria. L'aria attraverso passaggi quantitativi si trasforma, quindi, in tutto, in acqua, in terra, in fuoco.

           Dall’acqua Taletiana, se pur Talete ha individuato nell’acqua l’unico principio generazionale del tutto, sulla quale la terra, senza alcuna spiega spiegazione plausibile da parte del sapiente Talete, galleggerebbe e alla quale tanti studiosi attribuiscono soltanto un significato materiale di principio fisico ed essenziale per la riproduzione dei semi e la consequenziale crescita delle piante, siamo passati, nel divenire dei tempi, all’apeiron di Anassimandro e, da quest’ultimo, nell'ambito delle ricerche naturalistiche dei milesi, ad un Anassimene che ha motivato le proprie affermazioni.

          Con lui la Terra è saldamente collocatala centro di un universo sferico,e vi resta immobile secondo un principio fisico di equilibrio.

            Ma quest’aria e soltanto un elemento fisico? Se tutto si diparte dall’aria e se dall’aria si generano tutti i contrari, e, da questi, tutto l’universo, che cos’è quest’aria, cosa questo “ciato”? questo “ soffio vitale “ non è forse l’anima del mondo?

            E se l’aria è  l’anima del mondo non è essa stessa divina?

            Ecco, anche se molti filosofi non concordano in ciò che asseriamo,  riaffiorare il metafisico, ecco riavvicinarci all’anima di Talete, al suo divino, alla sua energia, ecco ritornare all’infinito di Anassimandro  all’interno del quale si generano e si trasformano, in una continua lotta catartica, in un continuo divenire, quei contrari che tendono a quel divino infinito.

            E’ questo un divino, al contrario del divino Anassimandro, del quale se ne avverte continuamente la presenza.

            Secondo Simplicio anche in esso avviene la lotta dei contrari decretata dal tempo che scorre, infatti scrive in fisica 1121,12, la cui traduzione la si ritrova in “ I Presocratici, testimonianze e frammenti “ ed. Laterza: “ Soggetto alla nascita e alla distruzione fanno l’unico mondo quanto asseriscono che esso duri molto, anche se esso non è certo sempre lo stesso, ma diviene ora in un modo ora in un altro secondo determinati periodi di tempo: così Anassimene, Eraclito e Diogene “.

            Per Anassimene, così asserisce Aetio, il sole è piatto come una foglia e di natura ignea.

            Theodoro Smyrne, asserisce che per quanto narra Eudemo nella “ Sua storia dell’astrologia “ che Anassimene scoprì per primo che la luna non possiede luce propria ma viene illuminata dal sole e che ha spiegato il fenomeno eclisse.

             Aetio asserisce che Anassimene ha asserito che la luna è di natura ignea, che le nuvole si formano per condensazione dell’aria, che all’aumentare della condensazione si ha la pioggia e che la grandine la si ottiene per congelamento dell’acqua, mentre la neve non è altro che aria racchiusa nell’umidità.

             Sempre secondo Aetio, riferendoco ad Anassimene, l’arcobaleno è il riflesso del su di una nuvola scura e che esso si forma anche di notte ad opera del plenilunio e che la terra ha, in ciò ricorda Talete, è una tavola.

            Aristotele nel “ Del cielo “ asserisce che per Anassimene la terra è piatta perché coperchia e suggella l’aria sottostante ad essa e ostacola l’aria ad essa soprastante , mentre in meteor, Anassimene avrebbe avuto anche una spiegazione per i terremoti secondo il quale avverrebbero per disseccamento e sgretolamento della stessa per un eccesso di acqua nel suo interno.

            Da quanto analizzato, possiamo asserire che gli Ionici Talete, Anassimandro, Anassimene, certamente furono dei grandi sapienti che cercarono di svelare i segreti che si celano nella natura e che, probabilmente, non furono atei come tanti asseriscono: in essa videro il divino, non importa quale e di che natura, e che la stessa, o sue trasformazione, è soltanto opera di un divino.

 

Gruppo di lavoro: Buemi Claudia

 

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Bibliografia

Diogene Laerzio “ Vite dei filosofi “

Hermann Diels-Walter Kranz “ I Presocratici “

Ed. Laterza Bari 2002

Giorgio Colli “ La sapienza greca “

Ed. Adelphi Milano 1994

                                        

 

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